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Intarsi in composito analogic vs digital: fasi, sequenze e considerazioni

Intarsi in composito analogic vs digital: fasi, sequenze e considerazioni

Odt. Leonardo Colella, Dr. Francesco Venturo, Dr. Pietro Venezia

Da circa 10 anni ci occupiamo di restauri in composito, nello specifico di intarsi. Dopo un’attenta e accurata ricerca, abbiamo provato a trasferire le nostre conoscenze, maturate dopo anni di esperienza e di pratica, al mondo del digitale. 

L’articolo intende illustrare il passaggio dall’analogico al digitale, al fine di verificare da un lato se nella realtà, fatta di lavori e mentalità analogiche, sia possibile trasferire le proprie conoscenze e la propria esperienza al digitale, e dall’altro per valutare e capire quali siano i vantaggi che il mondo del digitale può dare e gli svantaggi che possono
derivare nella nostra curva d’apprendimento. In altri termini la finalità che ci prefissiamo è quella di comprendere se sia conveniente ed utile trasferire le nostre realtà analogiche al digitale, senza alcuna forma di pressione commerciale.

Clinica Primo appuntamento

Rileviamo il riferimento cromatico con scala Vita mediante l'uso di diversi campioni, procedura eseguita in prima battuta al fine di non perdere i riferimenti cromatici legati alla disidratazione dentale durante e dopo l’isolamento. Eseguiamo, quindi, la preparazione di cavità con frese di forma e diametro noto tenendo conto della vecchia preparazione per intarsio in oro (Fig. 1 ). Creiamo, intenzionalmente, dei piccoli piani differenziali di preparazione nel cuore del dente nelle tre dimensioni dello spazio al fine
di testare la precisione del fresatore e verificare se tale preparazione possa dare problemi nell’ingaggio dell’intarsio fresato. Eseguiamo una piccola rampa di raccordo tra gradino cervicale mesiale e cuspide mesiovestibolare con un champfer per aumentare l’integrazione estetica in tale area. Scattiamo foto colore build-up per dare indicazioni al tecnico sulla stratificazione delle masse di composito da utilizzare. Rimuoviamo la diga ed immediatamente prendiamo l'impronta per sfruttare la retrazione gengivale provocata dall’isolamento.

Impronta tradizionale 

In diversi casi simili a quello di specie troviamo numerosi ed importanti riferimenti occlusali, mesiali e distali all’elemento da riabilitare. L’impronta tradizionale può essere eseguita agevolmente con triple tray e polivinilsilossani o polieteri. Si tratta, infatti, di un'impronta che ci consente di avere contemporaneamente i riferimenti di una emiarcata, della sua antagonista e del morso MI. Nella nostra esperienza clinica l’impronta con triple tray per intarsi di singoli elementi ha fornito, quasi sempre, ottimi risultati in tempi ridotti, circa 8 minuti, garantendo il totale comfort per il paziente. In tali casi l’occlusione è stata subito individuata.
In rari casi con questa tecnica sono stati riscontrati lievi problemi occlusali ad esempio quando esiste un morso aperto anteriore o quando l’elemento da riabilitare è il più distale in arcata, o ancora quando il supporto (in plastica o in metallo) del triple tray interferisce con l’occlusione. In tali ipotesi si procede al rilevamento dell'impronta e del morso in tre momenti con tempi che possono arrivare anche a 20 minuti e un po’ di discomfort per il paziente. Aspettiamo il tempo indicato dalla casa madre invitando il paziente a non aprire i denti anche quando gli aspiriamo lateralmente la saliva. Al termine del timing si invita il paziente ad aprire la bocca. A questo punto l’operatore
controlla visivamente l’eventuale presenza di bolle, stirature o imperfezioni nell’impronta. L’impronta quindi viene disinfettata, ed inviata al laboratorio insieme con la prescrizione (Figg. 1 e 2). 

Gestione del modello analogico

Intendiamo svolgere la nostra ricerca nel seguente modo: prendiamo un classico caso già programmato in agenda e lo gestiamo in maniera analogica. Lo studio medico ha rilevato l’impronta con il sistema triple tray da tempo collaudato, ha disinfettato l’impronta e l’ha inviata al laboratorio insieme con la prescrizione. Il nostro laboratorio applica l'abituale protocollo: l’impronta viene nuovamente disinfettata, poi viene utilizzato un riduttore di tensioni per aumentare la viscosità del gesso (gesso di quarta classe “GC Fujirock white) (Fig. 3), all’interno di un occlusore viene colato il gesso, dopodiché il modello viene gestito mediante l'applicazione di un indurente (GC Gradia Die Hardner) (Fig. 4) nelle zone del “finishing”, dopo è stata aggiunta una cera per simulare una spaziatura per la cementazione ed infine viene utilizzato un isolante specifico per compositi (GC Gradia separator) (Fig. 5).

Impronta digitale

Dopo aver inserito i dati anagrafici ed il programma terapeutico nel software si procede all’isolamento del campo prima di prendere l’impronta. In base alla nostra esperienza sono di notevole ausilio il divaricalabbra/ guance tipo OptraGate che distende ed allontana i tessuti molli periferici dalla zona su cui andrà eseguita l’impronta (Figg. 6 e 7). Inseriamo i fili di deflessione gengivale nella zona dei gradini cervicali. Posizioniamo un aspiratore a ricciolo per aspirare la saliva e distanziare la base della lingua dalla superficie su cui si effettuerà l’impronta. Posizioniamo dei dry tips a freccia all’interno delle guance al fine di tamponare la saliva proveniente dal dotto parotideo. Asciughiamo il campo e posizioniamo il paziente con piano occlusale parallelo all’orizzonte. Dopo aver applicato la polvere opacizzante sull'arcata oggetto della
terapia restaurativa viene eseguita la scansione: le aree acquisite vengono evidenziate sul monitor dello scanner (Figg. da 8 a 10). Una volta acquisito nello stesso modo il modello virtuale dell'arcata antagonista, si esegue la registrazione dei rapporti occlusali con una terza scansione, quella del bite: l'algoritmo dello scanner relaziona tra di loro i modelli virtuali delle due arcate sfruttando sia le informazioni relative ai tessuti dentali, sia quelle relative ai tessuti gengivali. Il tempo totale di scansione si aggira sui 5 minuti. Dopo aver verificato la definizione della scansione, aver valutato eventuali imprecisioni nelle preparazioni ed aver attentamente esaminato lo spazio a disposizione
per il restauro finale, si esegue la prescrizione; i files vengono inviati in formato sta al laboratorio di riferimento. Il dente oggetto della terapia viene protetto con un materiale plastico fotopolimerizzabile (Telio CS Onlay - Ivoclar Vivadent) e , dopo il controllo occlusale, il paziente viene congedato.

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Allegati:
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